- Da: Andrea Ascani
- responsabilità sanitaria
- 18 Febbraio 2026
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Lo studio ha difeso con successo i propri assistiti in una controversia relativa ad una particolare fattispecie di responsabilità sanitaria e interruzione del nesso di causalità.
Una pazienta instaurava un giudizio contro un’équipe medica sostenendo di essersi sottoposta a un intervento chirurgico senza aver ricevuto un adeguato consenso informato. Inoltre, lamentava negligenza nell’esecuzione dell’intervento.
Dopo l’operazione, la paziente veniva dimessa con prescrizione di visita di controllo già fissata. Tuttavia, non si presentava all’appuntamento.
Decideva invece di rivolgersi ad altre strutture sanitarie, dove veniva sottoposta a ulteriori terapie. Tra queste, anche la rimozione del dispositivo di contenimento chirurgico impiantato nell’intervento.
Lo Studio assumeva la difesa dei sanitari convenuti. La controversia si concludeva con sentenza definitiva della Corte di Cassazione, che respingeva integralmente le domande dell’attrice.
Si riportano di seguito i principi, in materia di danno da omesso consenso informato, enunciati dalla Corte di Cassazione.
Danno alla salute
Si configura quando è ragionevole ritenere che il paziente, se correttamente informato, avrebbe rifiutato di sottoporsi all’intervento.
In tal caso, non avrebbe subito le conseguenze invalidanti conseguenti all’operazione chirurgica.
L’onere della prova grava sul paziente.
Danno da lesione del diritto all’autodeterminazione
Ricorre quando il deficit informativo ha causato un pregiudizio patrimoniale o non patrimoniale.
Il danno deve essere diverso dalla lesione della salute e di apprezzabile gravità.
Nel caso esaminato, non è stato dimostrato che la paziente avrebbe rifiutato l’intervento se fosse stata adeguatamente informata.
Non è stato nemmeno dimostrato un danno ulteriore rispetto a quello fisico.
Nesso causale e cure successive presso altre strutture sanitarie
Un ulteriore profilo centrale riguarda il nesso di causalità nella responsabilità medica.
Dopo il primo intervento, la paziente si era affidata ad altri sanitari. Questi avevano disposto nuove terapie che avrebbero potuto modificare l’evoluzione della patologia.
In presenza di cure successive autonome, diventa fondamentale dimostrare il collegamento causale tra il primo intervento e il danno lamentato.
Nel caso di specie, tale prova non è stata fornita.
Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità sanitaria dei medici originariamente convenuti.
Principi di diritto in materia di responsabilità sanitaria
La pronuncia conferma alcuni principi fondamentali:
- Il paziente deve provare che, se correttamente informato, avrebbe rifiutato l’intervento.
- Il danno da lesione dell’autodeterminazione deve essere concreto e dimostrato.
- In caso di cure successive presso altre strutture, il nesso causale deve essere rigorosamente provato.
- La mera insoddisfazione per l’esito dell’intervento non comporta automaticamente responsabilità medica.
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